Pannelli evaporanti: guida alla scelta dei materiali e manutenzione

Cosa sono i pannelli EVAPORATIVI e come funzionano

Il pannello evaporante è il componente più importante all’interno di un raffrescatore adiabatico. È una struttura porosa costruita a nido d’ape che viene mantenuta costantemente bagnata dall’acqua distribuita dall’alto e attraverso cui passa l’aria prelevata all’esterno. Quando l’aria calda estiva attraversa il pannello umido, l’acqua viene fatta evaporare sottraendo calore all’aria stessa, senza compressori, senza gas refrigeranti, senza ciclo frigorifero.

Il processo si chiama raffrescamento adiabatico evaporativo perché avviene senza scambio di calore con l’esterno, ma una parte del calore sensibile dell’aria viene impiegata come calore latente di evaporazione dell’acqua. Il risultato è aria più fresca e leggermente più umida, immessa direttamente nell’ambiente da raffrescare.

In un sistema adiabatico, il pannello lavora in sinergia con un sistema di distribuzione dell’acqua che deve garantire una bagnatura uniforme dell’intera superficie utile, e con i ventilatori, che forzano il passaggio dell’aria attraverso la struttura bagnata. La vasca di raccolta raccoglie l’acqua non evaporata e la rimette in circolo.
Alcuni produttori indicano nelle proprie curve tecniche anche il wash rate, cioè la portata d’acqua utilizzata per garantire la bagnatura del pannello durante le prove di efficienza. Impresind, ad esempio, calcola le curve di efficienza dei pannelli evaporanti con un wash rate di 60 l/min/m². Il dato va però letto come condizione di prova e di dimensionamento del sistema di distribuzione, non come valore universale valido per ogni pannello evaporante.

La portata d’acqua necessaria alla bagnatura del pannello non dovrebbe essere indicata come valore universale: i produttori la esprimono con unità diverse, ad esempio per metro lineare di pannello, per superficie superiore, per superficie frontale o come portata complessiva della pompa, mentre il valore corretto dipende da altezza, spessore, geometria del pacco evaporante e condizioni di esercizio. Il parametro davvero decisivo è che la bagnatura della superficie evaporante sia uniforme.

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Il pannello evaporante determina direttamente l’efficienza di saturazione del sistema, cioè la capacità di avvicinare la temperatura dell’aria in uscita alla temperatura di bulbo umido dell’aria in ingresso. Più alta è l’efficienza di saturazione, maggiore è l’abbattimento della temperatura. I parametri che la influenzano sono la geometria del pannello, il materiale, lo spessore, la velocità dell’aria e la qualità della bagnatura.

L’efficienza di saturazione non è una caratteristica specifica del materiale: a parità di materiale, cambiano le prestazioni se cambiano lo spessore del pannello, la geometria delle onde interne, la velocità frontale dell’aria, la qualità della distribuzione dell’acqua e lo stato manutentivo. Per questo, nel confronto tra pannelli evaporanti, i dati andrebbero sempre letti insieme alle condizioni di prova dichiarate dal produttore.
I materiali più diffusi sul mercato sono 

  • la cellulosa impregnata con resine, 
  • i materiali plastici o sintetici, in particolare il polipropilene, 
  • le fibre di legno, per alcune applicazioni semplici o economiche, conosciute anche come wood wool o excelsior.
  • Si tratta di famiglie diverse, con caratteristiche costruttive, prestazioni e regimi manutentivi non sovrapponibili.

Il pannello in cellulosa: caratteristiche e prestazioni

Il pannello in cellulosa è lo standard di riferimento per il raffrescamento adiabatico in ambito industriale, agricolo e zootecnico. È realizzato con fogli di carta cellulosica impregnati con resine anti-degrado, sovrapposti e incrociati a formare una struttura alveolare a nido d’ape. Questa geometria non è un dettaglio costruttivo secondario: è la ragione principale delle sue prestazioni.

struttura alveolare: perché funziona

I passaggi aperti e la disposizione alternata dei fogli ondulati creano un percorso che massimizza l’area di contatto tra l’aria calda in transito e la superficie bagnata della cellulosa. L’aria non attraversa il pannello in linea retta: segue un percorso articolato che prolunga il tempo di permanenza all’interno della struttura umida e genera turbolenze controllate, migliorando ulteriormente lo scambio termico.

La capillarità del materiale lavora in sinergia con la geometria: l’acqua viene assorbita e distribuita in modo omogeneo sull’intera superficie del pannello, eliminando le zone secche che ridurrebbero l’area di evaporazione effettiva.

Il risultato è un’efficienza di saturazione elevata, che nei pannelli in cellulosa di qualità può collocarsi spesso nell’ordine dell’80–90%, se il pannello è correttamente dimensionato, bagnato in modo uniforme e attraversato da aria a una velocità compatibile con la sua geometria.

La struttura alveolare contribuisce anche a limitare il distacco di goccia, il fenomeno del carry over, che si presenta se la pressione dell’aria è troppo elevata e strappa fisicamente le gocce d’acqua dal pannello, trascinandole nell’ambiente. La geometria incrociata dei pannelli frena il flusso in modo distribuito, mantenendo la velocità dell’aria entro la soglia critica senza concentrare la resistenza in un unico punto.

La velocità di passaggio dell’aria attraverso il pannello evaporante è uno dei parametri più delicati. Se aumenta troppo, il tempo di contatto tra aria e superficie bagnata si riduce e l’efficienza evaporativa tende a calare; se supera la soglia compatibile con la geometria del pannello, può comparire trascinamento d’acqua. Per questa ragione, la superficie evaporante deve essere dimensionata insieme alla portata reale dell’aria e alla pressione disponibile del ventilatore.

L’equilibrio finale è determinato da: 

  • porosità sufficiente al transito dell’aria, 
  • capillarità necessaria a trattenere l’acqua, 
  • rigidità meccanica per l’autoportanza del pannello. 

Tutte caratteristiche compatibili con la struttura a nido d’ape.

Le geometrie dei pannelli in cellulosa 5090 e 7090

All’interno dei pannelli in cellulosa esistono conformazioni diverse, identificate dalla codifica del produttore. Le più diffuse sono il tipo 5090 e il tipo 7090, che si distinguono per la geometria interna delle onde e producono comportamenti diversi in termini di superficie di scambio, resistenza al passaggio dell’aria e applicazioni.

Pannello in cellulosa 5090
Il 5090 ha una geometria più fitta, con canali interni più stretti e una maggiore superficie specifica di scambio. Questo può favorire l’efficienza evaporativa, ma tende anche ad aumentare la resistenza aerodinamica al passaggio dell’aria. È quindi una geometria da valutare quando la priorità è massimizzare lo scambio su superfici compatte e quando il ventilatore ha una pressione disponibile adeguata per superare la resistenza del pannello.

Pannello in cellulosa 7090
il 7090 ha una geometria più aperta, che consente il passaggio di portate d’aria elevate con una resistenza più contenuta. Per questa ragione è spesso utilizzato in applicazioni agricole, serre, allevamenti e impianti dove la continuità della ventilazione e il contenimento della perdita di carico sono parametri determinanti.

La scelta tra i due non è assoluta: dipende dal bilanciamento tra efficienza evaporativa richiesta, pressione disponibile del ventilatore, superficie installabile, spessore del pannello e volumi di ricambio d’aria necessari per l’impianto specifico.

Nel confronto tra 5090 e 7090, una geometria più fitta può migliorare la superficie di contatto, ma obbliga il ventilatore a lavorare contro una resistenza maggiore. Una geometria più aperta può ridurre il carico sul ventilatore, ma richiede un corretto dimensionamento della superficie evaporante per mantenere le prestazioni attese.

Vantaggi dei pannelli in cellulosa

  • Alta efficienza di saturazione, con valori nell’ordine dell’80–90% in condizioni corrette di spessore, velocità dell’aria, geometria e bagnatura.
  • Distribuzione uniforme dell’acqua – la capillarità del materiale garantisce bagnatura omogenea senza zone secche
  • Costo iniziale contenuto – accessibile rispetto alla plastica, con ammortamento rapido in condizioni operative corrette
  • Resa ottimale con clima medio caldo e umidità media – dove il delta -T disponibile è elevato e l’efficienza evaporativa si esprime al massimo.
  • Disponibilità in geometrie diverse – 5090 e 7090 per applicazioni industriali o agricole, con spessori da 100 a 300 mm

Limiti dei pannelli in cellulosa

  •  Vita utile dipendente dalle condizioni operative – la durata reale varia in base a qualità dell’acqua, durezza, polveri, ore di funzionamento, esposizione alla luce, cicli di asciugatura e manutenzione.
  • Suscettibilità ad alghe e biofilm senza cicli di asciugatura regolari – 
  • Rischio calcare con acque dure – il deposito di sali minerali può ridurre la permeabilità del pannello, alterare la bagnatura e aumentare la perdita di carico. La gestione dell’acqua va impostata secondo le indicazioni del produttore del pannello e del raffrescatore.
  • Prestazione ridotta in climi ad alta umidità relativa – limite fisico del bulbo umido, non del pannello in sé
  • La cellulosa resinata non va trattata come un materiale plastico e i lavaggi troppo aggressivi o prodotti chimici non compatibili possono danneggiare la struttura del pannello.

Il pannello in plastica: caratteristiche e prestazioni

Il pannello in plastica, spesso realizzato in polipropilene o altri materiali sintetici, risponde a un profilo di esigenze diverso, in cui la priorità non è sempre il massimo abbattimento termico puntuale, ma la durata, la stabilità meccanica, la resistenza al degrado biologico e la semplicità di pulizia. 

I materiali plastici non assorbono acqua come la cellulosa. Questo è un vantaggio dal punto di vista della stabilità e della resistenza al degrado, ma può essere un limite dal punto di vista della bagnatura: se la superficie non è trattata o progettata in modo corretto, l’acqua tende a scorrere più rapidamente, riducendo la superficie effettivamente disponibile per l’evaporazione.

L’efficienza evaporativa dei pannelli plastici è variabile. Nei reticoli standard può risultare inferiore a quella della cellulosa; nei prodotti ottimizzati, con superfici trattate o geometrie progettate per favorire il film d’acqua, può raggiungere valori più vicini alle prestazioni dei pannelli cellulosici.
La plastica ha però un vantaggio importante: mantiene una maggiore stabilità dimensionale nel tempo. Non si imbibisce, non si compatta come un materiale organico e resiste meglio a umidità permanente, lavaggi e ambienti aggressivi. 

Per questo viene spesso scelta, ad esempio nelle torri evaporative, dove pulizia, durata e manutenzione semplificata, sono parametri prioritari.

Vantaggi dei pannelli in plastica

  • Lunga durata – i pannelli plastici tendono ad avere una vita utile più lunga rispetto ai materiali organici, soprattutto in ambienti umidi o dove sono necessari lavaggi frequenti.
  • Perdita di carico spesso contenuta – molti reticoli plastici sono progettati per offrire bassa resistenza al passaggio dell’aria, ma il dato va letto sulle curve tecniche del produttore.
  • Lavabilità superiore – i pannelli plastici sono in genere più facili da pulire rispetto alla cellulosa, ma le modalità di lavaggio, compreso l’eventuale uso di pressione più elevata o detergenti specifici, vanno sempre verificate sulla scheda tecnica del produttore.
  • Manutenzione ridotta – minor frequenza di interventi rispetto alla cellulosa
  • Stabilità in ambienti gravosi – indicati dove l’acqua è di qualità variabile, dove sono presenti polveri o dove la pulizia periodica è una priorità gestionale.

Limiti dei pannelli in plastica

  • Costo iniziale superiore alla cellulosa
  • Efficienza evaporativa variabile – nei pannelli standard può essere notevolmente più bassa rispetto alla cellulosa; nei reticoli ottimizzati il divario si riduce, ma resta comunque inferiore.
  • Minore capillarità naturale – la plastica non assorbe acqua come la cellulosa e richiede una geometria o un trattamento superficiale ( floccatura ) capaci di distribuire il film d’acqua in modo uniforme.
  • Fine vita del materiale – la gestione del polipropilene a fine ciclo va considerata nella valutazione ambientale complessiva

La plastica non elimina la manutenzione, ma riduce alcuni rischi legati al degrado del materiale. I depositi minerali, le polveri e biofilm possono comunque ridurre la superficie utile di passaggio e l’efficienza di bagnatura. Anche un pannello plastico deve essere ispezionato, pulito e mantenuto secondo le indicazioni del produttore.

Il pannello in Legno: caratteristiche e prestazioni

I pannelli in fibre di legno, o wood wool, sono composti da materiale naturale fibroso, spesso contenuto in una struttura di supporto. Hanno un costo iniziale contenuto e possono offrire una buona capacità di assorbimento dell’acqua nelle prime fasi di utilizzo, grazie alla natura porosa del materiale

Il loro limite principale è la stabilità nel tempo. La struttura delle fibre non è geometrica e regolare come quella dei pannelli in cellulosa alveolare; con i cicli di bagnatura e asciugatura può compattarsi, deformarsi o perdere uniformità. Questo può generare zone troppo dense, zone secche, canali preferenziali per l’acqua e una prestazione più variabile.

I pannelli in fibre di legno sono inoltre più sensibili al degrado biologico, alla formazione di alghe, all’accumulo di sali e alla perdita di portata d’aria. Per questo richiedono controlli più frequenti e una sostituzione generalmente più ravvicinata.

Vantaggi delle fibre di legno

  • Costo iniziale basso – sono una soluzione economica, soprattutto in applicazioni semplici o temporanee.
  • Buona capacità di assorbimento iniziale – il materiale naturale trattiene l’acqua con facilità nelle prime fasi di utilizzo.
  • Disponibilità in soluzioni leggere – possono essere impiegate in sistemi meno complessi o facilmente accessibili alla manutenzione.

limiti delle fibre di legno

  • Durata più breve – rispetto alla cellulosa resinata e ai pannelli plastici, sono più sensibili a degradazione, compattazione e sostituzione anticipata.
  • Efficienza più variabile – la prestazione può essere buona da nuove, ma tende a risentire rapidamente dello stato del materiale.
  • Maggiore rischio biologico – essendo un materiale organico, può favorire alghe, muffe e degrado se resta umido o se l’acqua non viene gestita correttamente.
  • Pulizia limitata – non tollera lavaggi aggressivi e, quando la struttura è compromessa, spesso la sostituzione è più efficace della pulizia.

Nessuno dei tre materiali è superiore in assoluto. La cellulosa esprime il massimo quando si cerca un’elevata efficienza evaporativa e si può garantire una corretta gestione dell’acqua. La plastica è indicata dove contano durata, stabilità e lavabilità. Le fibre di legno rispondono a esigenze di costo iniziale contenuto, ma richiedono maggiore attenzione e sostituzioni più frequenti.

 

Il contesto applicativo, la qualità dell’acqua disponibile, la pressione utile del ventilatore e il regime manutentivo accettabile sono i parametri che guidano la scelta.

Come scegliere il PANNELLO EVAPORANTE giusto

Non esiste un materiale di pannello evaporante universalmente migliore. La scelta dipende da variabili che cambiano da un impianto all’altro – e decidere bene su questo punto influenza l’efficienza del sistema, i costi di gestione e la durata complessiva dell’investimento.

Il clima è il primo discriminante

In climi caldi e secchi, la cellulosa esprime il suo potenziale massimo: il delta-T disponibile è elevato, l’aria in ingresso è lontana dalla saturazione e il pannello lavora con la massima efficienza. In queste condizioni, scegliere la plastica significa rinunciare a una quota di prestazione senza un vantaggio operativo proporzionale.

In climi molto umidi il ragionamento cambia. L’efficienza evaporativa cala per entrambi i materiali, perché l’aria in ingresso è già più vicina alla saturazione e la capacità di evaporare acqua si riduce. Il limite fisico è la temperatura di bulbo umido: nessun pannello evaporante, in nessun materiale, può raffreddare l’aria al di sotto di quel valore. In questi contesti, spessori maggiori e velocità di passaggio ridotta, aiutano a recuperare parte della resa, ma il margine disponibile resta strutturalmente più stretto.

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Qualità dell’acqua e regime manutentivo

La qualità dell’acqua disponibile è spesso uno dei fattori decisivi. Con acqua dura, alta conducibilità o alto contenuto di sali minerali, aumenta il rischio di formazione di calcare, soprattutto sui materiali organici e porosi. Il deposito minerale riduce la permeabilità del pannello, altera la bagnatura e può aumentare la perdita di carico.

Nei sistemi evaporativi con pannelli organici, molte linee guida tecniche raccomandano controllo della qualità dell’acqua, scarichi periodici o bleed-off, pulizia della vasca e dei distributori, cicli regolari di asciugatura e rimozione di calcare, alghe e biofilm. I valori e le frequenze non sono però universali: vanno sempre verificati sulle indicazioni del produttore del pannello e del raffrescatore.

Chi non può garantire manutenzione frequente o strutturata – per vincoli organizzativi, distanza dall’impianto o gestione di più siti – può trovare nella plastica una scelta più robusta. Dove invece la priorità è massimizzare l’efficienza evaporativa e il sistema è correttamente dimensionato e mantenuto, la cellulosa resta una soluzione molto più performante.

Budget iniziale e costo nel tempo

La cellulosa ha un costo di acquisto generalmente più contenuto rispetto alla plastica, ma richiede un controllo più attento della qualità dell’acqua e della manutenzione. La plastica ha un costo iniziale più alto, ma può offrire una vita utile più lunga e una manutenzione più semplice, soprattutto in ambienti aggressivi o con acqua problematica.
Le fibre di legno hanno il costo iniziale più basso, ma vanno valutate considerando la maggiore probabilità di sostituzioni anticipate e di decadimento prestazionale.

Chi ragiona sul costo totale di possesso deve considerare oltre al prezzo del pannello, anche energia del ventilatore, manutenzione, pulizie, sostituzioni, qualità dell’acqua e continuità della prestazione nel tempo.

Manutenzione dei pannelli evaporanti

La scelta del materiale determina il regime di manutenzione, non solo le prestazioni. Un pannello in cellulosa e uno in plastica richiedono attenzioni diverse, con frequenze e procedure che è utile conoscere prima dell’installazione.

Alcune pratiche sono indipendenti dal materiale e determinano la durata e l’efficienza del sistema nel tempo.

La qualità dell’acqua è la variabile più critica: durezza e conducibilità sono i parametri da monitorare, perché un’acqua con alto contenuto minerale accelera il degrado in entrambi i materiali e riduce l’efficienza di bagnatura. La distribuzione uniforme dell’acqua sul pannello va verificata periodicamente: una bagnatura parziale riduce l’area di evaporazione effettiva e abbassa le prestazioni anche con un pannello integro.
La pulizia periodica dei percorsi aria e dell’intero circuito idrico – vasca, distribuzione, pannello – è necessaria per il controllo igienico e funzionale del sistema. 

Le automazioni che gestiscono ricambio dell’acqua, scarico, asciugatura e monitoraggio delle condizioni operative riducono il carico manuale e aumentano la prevedibilità degli interventi.

I raffrescatori COLDAIR: pannello evaporante, geometria e progettazione

Nei raffrescatori COLDAIR il pannello evaporante in cellulosa da 100 mm è lo standard costruttivo della gamma e rappresenta il risultato di un bilanciamento tra efficienza evaporativa, superficie di scambio, velocità di attraversamento dell’aria e gestione dell’acqua.

Lo spessore di 100 mm lavora insieme alla superficie evaporante e alla portata reale dell’aria per mantenere la velocità di attraversamento entro valori corretti. Nei materiali tecnici Impresind il riferimento progettuale è una velocità inferiore a 2 m/s, soglia oltre la quale aumenta il rischio di trascinamento d’acqua e di perdita di efficacia del raffrescamento. Il dato nominale da comunicare per COLDAIR è l’88% di efficienza evaporativa dichiarata.

Quando la potenza richiesta aumenta, COLDAIR non incrementa lo spessore del pannello – cosa che richiederebbe ventilatori sovradimensionati per vincere la maggiore resistenza idraulica – ma ne aumenta la superficie, estendendo altezza e larghezza del pacco evaporante. L’equilibrio termodinamico resta invariato, la macchina scala senza compromettere le condizioni di esercizio.

 

La scelta della geometria del pannello va collegata all’applicazione, alla portata d’aria richiesta, alla pressione disponibile del ventilatore e alle eventuali perdite di carico introdotte da filtri o canalizzazioni. Questo aspetto diventa particolarmente importante nelle configurazioni con filtrazione avanzata, come la Serie F, dove alla resistenza del pacco evaporante si somma quella degli stadi filtranti. In questi casi il dimensionamento del pannello, della superficie evaporante e del gruppo ventilante devono essere valutati insieme, perché efficienza evaporativa, perdita di carico e portata reale non sono dati indipendenti.

A questo si aggiungono le automazioni integrate

  • pre-bagnatura, 
  • gestione dell’acqua, 
  • ricambio periodico, 
  • scarico automatico, 
  • asciugatura dei pacchi evaporanti, 
  • gestione da remoto via app o interfaccia 
  • funzioni compatibili con i requisiti Industria 4.0 e Iperammortamento

Sono funzioni che non cambiano il principio fisico del raffrescamento evaporativo, ma riducono il carico operativo e rendono più prevedibile la gestione del sistema nel tempo.

Se stai valutando un impianto di raffrescamento adiabatico per un ambiente industriale, agricolo o zootecnico, il punto di partenza è l’analisi del contesto: clima locale, qualità dell’acqua, carichi termici, volumi, portate d’aria richieste, pressione disponibile e attività svolte.

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Domande frequenti

In generale, la cellulosa è il materiale di riferimento quando la priorità è l’elevata efficienza evaporativa; la plastica, invece, viene spesso scelta quando contano durata, stabilità, lavabilità e resistenza al degrado ( ad esempio nelle torri evaporative ). Alcuni reticoli plastici ottimizzati possono avvicinarsi alle prestazioni della cellulosa in condizioni specifiche, ma la cellulosa resta comunque il materiale più efficiente in termini di raffrescamento.
Nei raffrescatori COLDAIR il pacco evaporante standard è in cellulosa da 100 mm, dimensionato insieme alla superficie evaporante e alla portata reale dell’aria per mantenere la velocità di attraversamento sotto i 2 m/s. In questo modo il rapporto tra superficie bagnata, tempo di contatto aria-acqua, efficienza evaporativa dichiarata e controllo del trascinamento d’acqua viene mantenuto nel giusto equilibrio di performance.

La frequenza dipende dal materiale, dalla qualità dell’acqua, dalle polveri presenti nell’ambiente e dalle ore di funzionamento. L’ispezione visiva va fatta più frequentemente nei periodi di utilizzo intensivo, soprattutto in presenza di acqua dura o ambienti polverosi. I cicli regolari di asciugatura e il corretto ricambio dell’acqua riducono il rischio di biofilm e incrostazioni. Nei raffrescatori COLDAIR la manutenzione del pacco evaporante è supportata dal sistema autopulente della macchina, che integra scarico automatico, risciacquo e asciugatura dei pacchi evaporanti. L’acqua residua viene evacuata anche in caso di interruzione improvvisa di corrente, evitando ristagni prolungati in vasca. Sul piano operativo, Impresind indica due interventi di routine all’anno: uno in primavera, prima dell’avvio stagionale, ed uno alla chiusura della stagione, per lasciare il sistema in condizioni corrette fino al ciclo successivo.
I segnali da controllare sono deformazioni della struttura, zone secche persistenti, incrostazioni minerali non rimovibili, accumulo di sporco nei canali, calo stabile della portata d’aria o riduzione evidente della resa evaporativa. La durata reale dipende da qualità dell’acqua, ore di funzionamento, polveri, cicli di asciugatura e condizioni ambientali. I raffrescatori COLDAIR sono dotati di un sistema elettronico di controllo automatico del pacco evaporante. Gli automatismi dei raffrescatori Cold AIr prevedono: ricambio dell’acqua, scarico automatico e asciugatura dei pacchi evaporanti, così da limitare ristagni e depositi nel circuito. La sostituzione non va letta solo come scadenza temporale, ma come esito di una verifica tecnica sullo stato del pannello, sulla sua bagnatura e sulla capacità di mantenere le prestazioni dichiarate.
Lievemente se vengono gestiti correttamente i ricambi d’aria necessari. Nel raffrescamento evaporativo diretto l’aumento dell’umidità è parte del processo fisico: l’acqua evapora, sottrae calore all’aria e ne aumenta il contenuto igrometrico. L’incremento dipende dalle condizioni iniziali dell’aria, dalla portata, dall’efficienza del pannello e dal ricambio d’aria dell’ambiente. In climi già umidi l’effetto raffrescante si riduce progressivamente, perché l’aria si avvicina alla saturazione e la capacità di evaporare ulteriore acqua diminuisce. Il limite fisico resta la temperatura di bulbo umido. Nei raffrescatori COLDAIR questo parametro viene gestito dalla logica di controllo della macchina. La funzione Humidity Plus modula il funzionamento della pompa di ricircolo quando l’umidità relativa interna si avvicina al valore impostato, mentre il free-cooling consente di immettere aria esterna senza attivare il circuito acqua quando le condizioni esterne sono già favorevoli. In questo modo il raffrescamento evaporativo non lavora sempre alla massima bagnatura disponibile, ma viene regolato in base alle condizioni termoigrometriche rilevate.
Dipende dalla qualità dell’acqua disponibile. Con acque dure o ad alto contenuto di sali minerali può essere necessario prevedere sistemi di ricambio, scarico o trattamento dell’acqua per limitare calcare e incrostazioni. L’eventuale uso di prodotti chimici deve essere compatibile con il materiale del pannello, perché trattamenti troppo aggressivi possono danneggiare soprattutto i materiali organici o resinati. Nei raffrescatori COLDAIR il controllo dell’acqua avviene attraverso il circuito di gestione della macchina: ricircolo dell’acqua non evaporata, rinnovo periodico dell’acqua in vasca, scarico automatico a fine ciclo e in caso di blackout, asciugatura dei pacchi evaporanti a ventilazione attiva. Queste funzioni servono a ridurre ristagni, concentrazione dei sali e permanenza di umidità nel pacco evaporante. L’eventuale trattamento dell’acqua va valutato in base a durezza, conducibilità e condizioni reali di installazione, non come requisito chimico ordinario del sistema.
La vita utile dipende dal materiale, ma soprattutto dalle condizioni operative. In generale, i pannelli plastici tendono ad avere una durata più lunga; la cellulosa offre un buon equilibrio tra prestazione e durata se mantenuta correttamente; le fibre di legno richiedono sostituzioni più frequenti. In tutti i casi, qualità dell’acqua, durezza, polveri, ore di funzionamento, cicli di asciugatura e manutenzione incidono più di qualunque valore medio dichiarato. Nei raffrescatori COLDAIR la sostituzione viene monitorata automaticamente grazie a dei dispositivi di controllo integrati nel raffrescatore che avvisano l’utente in caso di degrato dei pannelli eveporanti. Si consiglia comunque un controllo visivo annuale.
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